27 Gennaio 2023

Caro carburante: le abitudini degli italiani e il nuovo decreto.

Scopriamo le motivazioni legate all'importante fluttuazione dei prezzi di diesel e benzina nel corso degli ultimi 12 mesi.
Caro carburante - Nuovo decreto

Il caro carburanti nell’ultimo anno sta interessando gli italiani a momenti alterni, analizziamo le motivazioni.

Sono diverse le motivazioni che hanno portato, nel corso degli ultimi 12 mesi, a una fluttuazione importante dei prezzi di diesel e benzina. L’ultimo aumento riguarda proprio questa primissima parte del 2023, con il ripristino delle accise, dapprima tagliate.

Il protrarsi di questa situazione sta mettendo in evidenza i primi segnali di cambiamento nelle abitudini degli automobilisti, i quali stanno ricorrendo sempre di più ad azioni quotidiane volte a massimizzare il risparmio in questo ambito.

In che modo cambia l’approccio degli automobilisti?

La mobilità è uno degli aspetti principali nella vita delle persone. Usiamo i mezzi di trasporto personali per andare a lavoro, fare sport, coltivare i nostri hobby o mantenerci attivi nel tessuto sociale.

Secondo un’indagine del Centro Studi di AutoScout24, il più grande marketplace automotive, il caro carburanti sta impattando in maniera sempre più evidente sulle abitudini di utilizzo dell’automobile. Questo risultato è stato confermato dal 42% del campione, ma si pensa che il numero potrebbe aumentare notevolmente e raggiungere anche il 69% a seguito di un ulteriore innalzamento dei prezzi dei carburanti.

I comportamenti maggiormente attuati dal campione, che ha confermato di aver cambiato le proprie abitudini, riguardano due aspetti in particolare: la scelta di distributori con prezzi più bassi e competitivi e la tendenza a fare rifornimento esclusivamente al self-service, cresciuta dal 29% all’attuale 58%.

Due semplici azioni che stanno alla base del risparmio: scelta di alternative più economiche.

Decreto carburanti:

Per provare ad arginare questa situazione che rischia di diventare insostenibile, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’ultimo decreto del Governo destinato a sostenere il consumatore nel caso di eventuali speculazioni sui prezzi della benzina. Il decreto, però entrerà in vigore solo in seguito all’arrivo di un decreto attuativo da parte del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) previsto per fine mese (ovvero entro 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale). In seguito all’effettiva entrata in vigore, i proprietari delle pompe di benzina avranno tempo altri 15 giorni per adattarsi alla nuova normativa. Il tutto, quindi, sarà attivo non prima del 15 febbraio.

Cosa sarà previsto nel decreto?

Il decreto si chiama per l’esattezza “norme sulla trasparenza dei prezzi sui carburanti e sul rafforzamento dei poteri di controllo e sanzionatori del garante dei prezzi” ed è composto da diversi punti.

  • Innanzitutto, la proroga del Bonus benzina fino a fine anno. Sostanzialmente le aziende private che lo desiderano potranno erogare ai propri dipendenti i buoni benzina del valore massimo di 200 euro fino al 31 dicembre 2023;
  • Buono trasporti da 60€ – ossia la possibilità per i cittadini con reddito inferiore ai 20.000 € di usufruire di uno sconto pari a 60€ sull’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico. L’unica differenza rispetto al 2022 è la soglia di reddito che si abbassa di 15.000€;
  • I gestori delle pompe di benzina dovranno esibire accanto al prezzo di vendita di benzina e gasolio anche il prezzo medio dei carburanti. Questo per garantire una certa trasparenza nei confronti del consumatore e consentirgli di fare una scelta ponderata e consapevole.
  • Il decreto prevede sanzioni per gli esercenti che vanno da 500 a 6.000 euro. Si legge nel decreto che “dopo la terza violazione, può essere disposta la sospensione dell’attività per un periodo non inferiore a sette giorni e non superiore a 90 giorni”. Un punto che ha provocato la reazione dei gestori delle pompe che hanno ventilato l’ipotesi di uno sciopero il 25 e il 26 gennaio.

In Italia fare il pieno costa di più

Nel 2023 l’Italia è diventato uno dei Paesi UE dove fare il pieno costa di più, a differenza del 2022, in cui nonostante le fluttuazioni, il nostro Paese non si trovava ai primi posti di questa classifica. È il risultato di un’analisi di Facile.it che ha fatto una comparazione tra quanto costa fare il pieno in Italia e negli altri Paesi europei e ha calcolato in quali nazioni incidono maggiormente le tasse sul costo alla pompa.

Le misure adottate sono sufficienti?

Secondo Federico Cavallo, responsabile delle Relazioni esterne di Altroconsumo, queste misure sono necessarie ma non sufficienti. La richiesta è quella di tagliare l’IVA, applicata sul prezzo dei carburanti e sulle accise. L’IVA, infatti, nel caso di fenomeni speculativi ha lo svantaggio di amplificarli perché in percentuale si applica su ogni componente del prezzo del carburante. Dai calcoli fatti, sembra infatti, che se l’IVA fosse stata azzerata non avremmo pagato nemmeno un euro in più di benzina, mentre con il taglio delle accise la spesa è stata comunque di 130 euro in più ad auto rispetto allo scorso anno.

L’alternativa dell’elettrico

E se prendessimo in considerazione i mezzi elettrici? Bici, monopattino e automobile? Soprattutto nel caso dell’auto la spesa iniziale è notevole, ma finanziabile. Il risparmio è tangibile negli anni successivi all’acquisto, sia per quanto riguarda la spesa sul combustibile, sia per quanto riguarda i costi di mantenimento. Una svolta non indifferente, ma sostenibile. Per noi, per le nostre finanze e per l’ambiente.

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