30 Marzo 2023

Chi è un investitore intelligente?

Scopri come diventare un investitore intelligente e cosa si intende per gestione del rischio e diversificazione.
Il buon investitore

Un investitore intelligente è colui che utilizza una strategia di investimento basata sull’analisi fondamentale delle società e dei mercati, al fine di individuare opportunità di investimento a lungo termine. Inoltre, è in grado di valutare l’attuale valore di un’azienda e prevedere il suo potenziale futuro, tenendo conto di fattori come i fondamentali finanziari dell’azienda, la concorrenza nel settore, il panorama macroeconomico e le tendenze di mercato.

I due fattori che maggiormente fanno la differenza nell’essere o meno un buon investitore sono la gestione del rischio e la diversificazione del proprio portafoglio di investimenti in modo da minimizzare l’impatto di eventuali perdite su singoli titoli.

L’investitore intelligente è in grado di mantenere la calma durante i periodi di volatilità di mercato e di prendere decisioni di investimento ponderate e ragionate.

In sintesi, un investitore intelligente è colui che investe in modo strategico, basandosi sull’analisi dei dati e sulla gestione del rischio, al fine di ottenere risultati consistenti e a lungo termine.

Ma come si fa a gestire o individuare il profilo di rischio? Innanzitutto, il profilo di rischio è il quantitativo di oscillazioni che il portafoglio potrebbe avere nel tempo, esso deve rimanere costante, indipendentemente dal mercato. Deve essere coerente, anche se può cambiare durante il corso della vita dell’investimento (quindi in base ai cambiamenti del soggetto investitore). Bisogna essere in grado di mantenere un profilo di rischio coerente con le proprie capacità di perdita.

Quali sono i tipi di rischio?

Rischio specifico: ossia la possibilità che uno strumento o un singolo titolo possano perdere completamente il proprio valore. Succede quando si ha una singola società, azione o obbligazione. Si tratta quindi di un rischio di concentrazione ed è per questo che c’è la necessità di diversificare.

Rischio sistematico: rischio che il proprio portafoglio oscilli più o meno a seconda dell’andamento del mercato.

Rischio del gestore: si manifesta quando acquistiamo uno strumento che ha all’interno altri titoli (fondo di investimenti) ed è gestito attivamente. Qui sussiste il rischio che chi lo gestisce possa compiere errori di valutazione degli strumenti (sbagliare timing, quote, pesi ecc).

Rischio legato al market timing: ossia il tentativo di prevedere l’andamento dei mercati, uno dei rischi che fa più danni e che dà più problemi. Questo tipo di rischio può essere annullato con una posizione “buy & hold”, comprando e mantenendo le posizioni ed il loro ribilanciamento periodico.

Rischio di liquidità: è il rischio che non ci sia un compratore che acquisti gli strumenti. Ci sono degli strumenti che sono illiquidi, di conseguenza se uno strumento ha un problema di liquidità intrinseca e magari si è costretti a venderlo velocemente, molto probabilmente lo si potrà vendere a 90, anche se il suo valore è 100. Questo succede, ad esempio, con alcune tipologie di ETF (acronimo di Exchange Traded Funds). È necessario quindi fare attenzione alla liquidabilità degli strumenti che si mettono in portafoglio.

Rischio valutario: quando si va a comporre un portafoglio con prodotti di altri paesi, quindi con valuta estera, se questa valuta aumenta di valore rispetto alla tua valuta nazionale, dovrai pagare di più nella tua valuta per effettuare un’operazione.

Avrete notato che una grandissima parte dei rischi che stiamo analizzando può essere visto da un punto di vista positivo e negativo.

Cosa si intende, invece, quando si parla della necessità di diversificare?

La risposta è apparentemente semplice. Si tratta, infatti, di avere degli asset in portafoglio con andamenti che si bilancino tra loro e quindi riducano la volatilità del nostro portafoglio. Questo perché se abbiamo tantissimi strumenti nel nostro portafoglio, ridurremo il rischio esponenzialmente fino ad avvicinarlo quasi allo zero.

La diversificazione non ha nessun aspetto negativo e non significa comprare a favore del caso. Piuttosto si tratta di fare una diversificazione geografica (non investire in un singolo paese, l’alternativa migliore è investire in tutto il mondo). Ripartire i Paesi secondo dei criteri logici. Più un Paese capitalizza, più si deve dedicargli una parte più ampia del capitale. Operare, inoltre, una diversificazione settoriale e degli strumenti che si possiedono in portafoglio.

Se si fanno tutte queste considerazioni su diversificazione, profilo di rischio e strumenti efficienti (con prezzi coerenti) si posso valutare con tranquillità le diverse situazioni ricordandosi sempre di ragionare sul medio e lungo periodo.

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